Agata vergine e martire - Immaginette Sacre

Vai ai contenuti

Menu principale:

Agata vergine e martire

Immagini di Sante
LocalitàProvinciaFesta
CataniaCatania5 Febbraio
Α

Ω

B A C K
Reliquie della Santa - Roma - Chiesa di S. Maria della Quercia
Martirologio Romano
Memoria di sant’Agata, vergine e martire, che a Catania, ancora fanciulla, nell’imperversare della persecuzione conservò nel martirio illibato il corpo e integra la fede, offrendo la sua testimonianza per Cristo Signore.
La memoria di Sant'Agata è obbligatoria per tutta la Chiesa. Ciò conferma non soltanto la popolarità, ma anche l'autenticità della protettrice di Catania. Su Sant'Agata non abbiamo tutti i lumi e tutta la certezza che sarebbero desiderabili. Ma la trama tradizionale della sua Passione rivela tratti di verità storica e di autenticità di avvenimenti, e soprattutto resta indubitabile l'antichità del culto di questa Santa.

Basti dire che Agata, il cui nome significa « buona » insieme con pochissime altre Martiri - e cioè Agnese, che abbiamo ricordato il 21 gennaio, Perpetua, Cecilia, Lucia e Anastasia - è nominata nel Canone, cioè nella parte più antica e più sacra della Messa, quale esempio di virtù eroica già celebre fin dai primi secoli del Cristianesimo.

La Santa di Catania nacque da una famiglia nobile e ricca. Proprio la sua nobiltà e le sue ricchezze, oltre alla sua bellezza e alle femminili virtù, la fecero desiderare come sposa allo stesso Console della città, Quinziano. Ma la fanciulla cristiana era già promessa a uno sposo di fronte al quale ogni allettamento di nozze mondane, anche con un Console, appariva sacrilego e vano. Rifiutò perciò quel partito desiderabilissimo, con grande delusione dell'influente e potente spasimante. Per piegare la volontà della fanciulla, pare che Quinziano ricorresse alle arti di un'ignobile mezzana, maestra di intrighi amorosi, tanto da meritarsi il nome simbolico di Afrodisia. Ma per la prima volta nella sua non esemplare carriera, la stessa Afrodisia dovette confessarsi impotente di fronte alla virtù adamantina della fanciulla.

Allora il console Quinziano, da innamorato, o almeno da pretendente, si trasformò in tormentatore. E poiché correvano i tempi della persecuzione di Decio, verso il 250, non gli fu difficile accusare come cristiana la fanciulla che resisteva alle sue voglie.

Obbligata a sacrificare alle divinità pagane, Agata rifiutò, sfidando le torture e la morte. « Non si puote riporre il grano nel granaio - le fa dire la leggenda - se prima non è ben battuta la sua spiga e recata in paglia. E così l'anima mia non puote entrare in Paradiso se tu non fai diligentemente malmenare il mio corpo da' giustizieri ».

I « giustizieri » malmenarono infatti il suo corpo, strappandole le mammelle. Si dice che le sue piaghe venissero risanate da un angiolo, in carcere, nell'oscurità della notte.

Ricondotta davanti a Quinziano, il Console, esasperato, la fece gettare tra i carboni ardenti, fino a che la giovinetta, « fatta orazione con grande voce, rendette l'anima a Dio ».

Ma un anno dopo la sua morte, una grande eruzione dell'Etna minacciò con le sue lave ardenti la città della Santa. I concittadini spiegarono sulla sua tomba, fuori Catania, il candido velo della fanciulla, davanti al quale la fiumana di fuoco prodigiosamente si arrestò. Da allora, Sant'Agata, infiammata d'amore divino e arsa sui carboni della concupiscenza umana, viene invocata a Catania e in tutto il mondo quale protettrice contro la minaccia del fuoco e delle eruzioni.


 
Copyright 2017. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu