Gerardo Maiella - Immaginette Sacre

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Gerardo Maiella

Immagini di Santi
LocalitàProvinciaFesta
Muro LucanoPotenza16 Ottobre
Α
Altre immagini del SantoΩ
Muro Lucano, 6 aprile 1726
B A C KMaterdomini, 16 ottobre 1755
Canonizzato da papa Pio X l'11 dicembre 1904
Martirologio Romano
A Materdomini in Campania, san Gerardo Majella, religioso della Congregazione del Santissimo Redentore, che, rapito da un intenso amore per Dio, abbracciò ovunque si trovasse un austero tenore di vita e, consumato dal suo fervore per Dio e per le anime, si addormentò piamente ancora in giovane età.
Usciva da una modestissima famiglia di Muro Lucano, in provincia di Potenza. Suo padre faceva il sarto. Gerardo era l'ultimo di cinque fratelli. Forse già da piccolo provò che cosa fosse la fame. Ma un giorno il Gesù Bambino d'un piccolo oratorio, gli diede due pagnotte di farina bianca. « Credevo che fosse un bambino come me   dirà poi Gerardo.   Ora lo ritrovo dovunque ».

I compagni del paese qualche volta lo picchiavano. Ed egli rideva. « Perché ridi? » gli fu chiesto. « Rido perché è la mano di Dio che mi batte ». Avrebbe voluto entrare tra i Cappuccini. Fu rifiutato perché troppo gracile.
Dopo alcuni anni d'incertezze e di lotte interiori, si rivolse ai Redentoristi di Sant'Alfonso de' Liguori, presso Foggia, dove rimase come umile fratello converso, intento alla propria perfezione spirituale. Già attorno al giovane converso avvenivano prodigi soprannaturali, quando giunse il giorno della prova.

Una giovane l'accusò calunniosamente. Egli non si difese. Sant'Alfonso, credendolo colpevole, gl'interdisse la Comunione e ogni relazione con le persone fuori del convento. Lo trasferì poi nei pressi d'Avellino. li calunniato Gerardo pensava che se Dio avesse voluto dimostrare la sua innocenza, nessuno avrebbe potuto farlo meglio di lui. Perciò seguitò a tacere.
Soffrì per non potersi comunicare, ma tacque. « Dopo tutto   egli diceva   basta ch'io abbia il Signore nel cuore.
Egli vuole punirmi e mi fugge. Ma io non lo perderò mai dentro il mio cuore ».
Egli conosceva bene le tentazioni di colui che chiamava Frate Zolfo, cioè il Demonio. Non c'era che una maniera per vincerlo: l'umiltà. Perciò il giovane, considerato religioso indegno, lasciò che tutti lo umiliassero.

Fino a che la giovane donna, che lo aveva accusato, non si ritratta e smentisce tutte le sue accuse contro Gerardo. Stupore dei confratelli, gioia di Sant'Alfonso. Ma perché il frate converso s'è lasciato calunniare così? « Perché   risponde Gerardo   quella era una buona occasione per farmi Santo. Se la perdevo, la perdevo per sempre ».
I Superiori gl'impongono di scrivere i racconti dei suoi esami di coscienza. E il giovane indotto, l'umile converso, scrive in ginocchio parole che Sant'Alfonso trova d'una perfezione spirituale ammirabile: « lo voglio agire in questo modo   scrive il povero converso   come se si fosse soli, io e Dio ». Oppure: « Se io mi perdo, perdo Dio, e che mi resta da perdere, se perdo Dio? ».
Attorno a lui avvenivano straordinari prodigi. Durante la preghiera scompariva agli occhi dei confratelli. E a Caposele, anche oggi, i ragazzi dicono di « fare frate Gerardo », quando giocano a nascondino, e cercano di sparire dallo sguardo dei compagni.
In quest'aura di prodigiosa santità, fra Gerardo morì a soli ventinove anni, dicendo: « Dio è morto per me. Se a lui piace, io vorrei morire per lui ».

 
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