Pudenziana vergine - Immaginette Sacre

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Pudenziana vergine

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Reliquie della Santa - Roma - Basilica minore di Santa Prassede all’Esquilino
Fu San Pio I a trasformare in chiesa, intitolandola al Buon Pastore, la casa sull'Esquilino, donata alla comunità cristiana dal nobile Pudente, discepolo del Pontefice stesso. In quella casa erano nate, da Pudente e da sua moglie Savinella, le figlie Prassede e Pudenziana, festeggiata oggi con il padre.

La storia di San Pudente e delle due Sante sue figlie non è molto chiara, anche perché pare che i Pudenti vissuti a Roma siano stati almeno due, a distanza d'un secolo. Il primo, ricordato in una lettera di San Paolo, sarebbe stato il senatore che, secondo la tradizione, ospitò nella sua casa San Pietro, al tempo della predicazione dell'Apostolo a Roma. Il secondo, vissuto cent'anni dopo e forse appartenente alla stessa famiglia, sarebbe il padre delle due Sante e discepolo di San Pio I. Il suo maggior titolo di gloria perciò, oltre alla donazione della chiesa sull'Esquilino, è costituito dalle due figlie, che si santificarono dietro il suo esempio e secondo il suo insegnamento, nella castità e nella carità.

Pudenziana, rapita dal fervore apostolico e desiderosa di perfezione spirituale, aveva consacrato a Gesù la propria verginità. Dopo la morte del padre, ella fu al centro di una eletta comunità di credenti, che si riunivano nella sua casa.

Era Imperatore in quegli anni Antonino, il quale per quanto detto « il pio » avversava i cristiani e li perseguitava con odiosi decreti. Egli aveva proibito loro di radunarsi pubblicamente, di predicare, di frequentare le Terme. Non potevano nemmeno fare i loro acquisti nei mercati pubblici.

Era un sistema che sarebbe stato ripreso e largamente imitato nei secoli futuri, fino ai nostri giorni. L'autorità civile limitava e violava la libertà dei fedeli, con leggi restrittive di carattere civile, in una lotta sorda, anche senza giungere ad un conflitto aperto e ad una precisa condanna.

La casa di Santa Pudenziana divenne così il luogo di rifugio e d'incontro di quanti desideravano, nonostante la minaccia delle leggi, seguire i precetti della loro fede e i dettami della coscienza, praticando la preghiera e la mortificazione, la carità e l'insegnamento.

Spesso, questi cristiani cadevano vittime della persecuzione, come semi di sangue sparsi sul suolo di Roma. Allora, Santa Pudenziana, lasciando le sue cure di perfezione spirituale e di assistenza ai bisognosi, raccoglieva pietosamente le spoglie dei Martiri, dando loro sepoltura e onore.

Questa attività è restata, nella tradizione, il maggior titolo di gloria di Santa Pudenziana e di sua sorella Santa Prassede. Ambedue morirono giovanissime, di morte naturale. Pudenziana aveva solo 16 anni. Era nel fiore degli anni e nel pieno fervore delle sue opere devote.

In quell'anno 160, Pudenziana venne sepolta nel cimitero di Priscilla, accanto al padre Pudente, e il suo nome vive ancora nella chiesa a lei dedicata sull'Esquilino, adorno, come quella dedicata alla sorella Prassede, di magnifici e antichissimi mosaici.
 
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